postato da Darkangelwings alle ore 20:22
lunedì, 04 maggio 2009

Io me la ricordo la zia Thil. Era alta, alta e grande.

Aveva vent’anni la zia Thil quando si sedeva davanti al caminetto con i suoi nipotini e apriva il suo libro delle storie. Prima, quando queste cose succedevano, la zia Thil aveva vent’anni e ora ha ancora vent’anni, nessuno ha mai avuto vent’anni tanto a lungo quanto ha avuto vent’anni la zia Thil.

Aveva gli occhi da cerbiatto la zia Thil, e con i suoi occhi da cerbiatto leggeva le storie dal suo libro di storie e raccontava di quando era stata giovane e bimba e giocava con gli elfi dei boschi e le fate dell’aria.

Era grande la zia Thil e aveva sempre tante storie da raccontare, non diceva mai due volte la stessa storia, mai e mai in assoluto, perché lei aveva viaggiato tanto, aveva visto tanto, era stata a correre con i lupi nelle praterie del mondo di là e poi aveva giocato con le galassie con i bimbi del cielo e aveva ascoltato le storie dei nani delle caverne e aveva sussurrato alle orecchie degli elefanti con 6 zanne e aveva riso con gli gnomi del giardino, ma questo prima di avere vent’anni, perché vent’anni sono tanti, diceva la zia Thil, e quando hai vent’anni non giochi più, non ridi più, non ti ricordi più nemmeno come si fa, ma lei se lo ricordava, la zia Thil lo sapeva come si rideva, come si giocava, ma le porte dello spazio sono chiuse ai bimbi di vent’anni e quindi la zia Thil è rimasta qui, sulla terra, a raccontare le sue storie perché aveva vent’anni e non poteva più andare via.

La zia Thil insegnava ai suoi nipotini come si fa a giocare, gli raccontava tante storie e Michael e Sandy e Johnny facevano sempre come diceva la zia Thil e ballavano con gli indiani pellirossa e volavano nel cielo stellato di notte e tornavano a casa prima della colazione e nessuno si accorgeva mai di niente perché la zia Thil era una maga e li faceva scomparire e riapparire quando volevano loro e loro ridevano.

Era una maga la zia Thil, aveva tanti poteri straordinariamente straordinari, resterete sbalorditi quando vi dirò che poteri mega straordinari aveva la zia Thil. Lei a volte sapeva le cose prima che le sapevano gli altri, prima che succedevano, e lei lo sapeva, sapeva quando dovevano accadere e non lo diceva perché il futuro non si deve svelare, diceva la zia Thil, perché tutto fa il suo corso e sapere prima cosa succederà cambierà questo corso.

Tante volte la zia Thil parlava da sola, chiusa nella sua stanza parlava con delle persone che non c’erano, ma lei diceva che c’erano e che noi non le potevamo vedere perché loro non avevano più il loro corpo, avevano lasciato il loro corpo per tornare a cantare con le sirene e a cavalcare gli unicorni. Lei non poteva più cavalcare gli unicorni, non poteva perché aveva vent’anni, ma poteva vedere quelli che lo potevano fare perché era una maga, una maga straordinariamente straordinaria.

Io me la ricordo la zia Thil, mi ricordo quando è andata via.

Lei se n’è andata perché Michael e Sandy e Johnny sono diventati grandi e hanno dimenticato come si gioca e come si ride, Michael e Sandy e Johnny avevano fatto vent’anni e quindi lei se n’è andata perché non c’era più nessuno che ascoltava le sue storie quando con gli occhi da cerbiatto raccontava le storie davanti al caminetto.

Aveva vent’anni la zia Thil quando è andata a cercare altri nipotini che volevano ascoltare le sue storie, lei aveva vent’anni e tre giorni. E io me la ricordo, ma lei non mi ha visto perché dormiva, non vedevo i suoi occhi da cerbiatto perché erano chiusi, perché dormiva, perché aveva lasciato il suo corpo come le persone con cui parlava nel buio della sua stanza, aveva lasciato il suo corpo perché era troppo pesante da portare nel suo lungo viaggio. E tutti piangevano, ma io ero felice perché io lo sapevo che lei era felice e cercava nuovi nipotini.

Era grande la zia Thil ed era stanca, era stanca dei grandi che non erano come lei, dei grandi che dimenticavano i giochi e gli scherzi, voleva trovare grandi come lei e bimbi che non crescevano, bimbi che non facevano vent’anni e che non dimenticavano.

Io me la ricordo la zia Thil, mi ricordo quando raccontava le sue storie davanti al camino senza Michael e Sandy e Johnny ad ascoltare e mi ricordo che mi diceva sempre che io ero speciale e non potevo avere vent’anni come i grandi perché io ero grande, ma ero piccolo dentro e non potevo crescere, come Peter Pan nell’Isola che non c’è, e mi diceva che ero fortunato perché avevo sempre otto anni e potevo ridere e giocare e scherzare e tutti ridevano e giocavano e scherzavano con me perché io ero speciale e lei invece aveva vent’anni e non poteva giocare e ridere e scherzare e quindi è andata via.

Lei lo diceva sempre, lo diceva sempre la zia Thil, che è bello avere otto anni e averli per sempre perché a otto anni è tutto più facile e bello mentre a venti cambia tutto, lo diceva sempre la zia Thil che a vent’anni cambia tutto e aveva ragione la zia Thil quando lo diceva perché a pensarci bene vent’anni e tre giorni sono davvero tanti.

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postato da Darkangelwings alle ore 20:27
domenica, 01 febbraio 2009

... Voglia di Oblio...

Realtà carogna!

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postato da Darkangelwings alle ore 01:17
sabato, 20 dicembre 2008

Lunedì prendo la sana decisione di saltare il preappello di geometria del 22 e di tornare a casa prima del previsto. Lunedì sera arriva la telefonata di una mia amica, P, che mi chiede ospitalità fino a domenica.
Panico.
Lei e il suo ragazzo, S, devono partire per passare il Natale da lui, fuori dall’Italia, e hanno bisogno di sbrigare a Roma alcuni documenti.
Dopo varie discussioni raggiungiamo un compromesso: sarebbero arrivati mercoledì mattina e avrebbero passato da me due notti, per le altre due si sarebbero arrangiati in un B&B (non che non volessi lasciare loro le chiavi di casa mia, ma in questo periodo ho un po’ di problemi con il mio coinquilino che, “affettuosamente” e a sua insaputa, ho soprannominato Dio, quindi non era proprio il caso di complicare la situazione, inoltre il loro ritorno in patria è previsto per l’11 di gennaio motivo per cui sarebbe impossibile ricevere da loro indietro le chiavi).

Mercoledì.
La mia cara sveglia, altrimenti detta nokia 5300, decide di abbandonarmi prematuramente rifiutandosi senza preavviso di suonare all’ora prestabilita ovvero le 6:00 del mattino. Fortunatamente alle 7:20 il cielo decreta il mio risveglio appena in tempo per precipitarmi fuori casa e raggiungere la facoltà prima del’inizio della lezione.
Per strada vengo a scoprire, con grande sgomento, che la prematura dipartita delle casse del mio adorato cellulare aveva di poco preceduto il decesso istantaneo del microfono del suddetto apparecchio. Di conseguenza mi ritrovo con un motorola pacco di quelli che nella pubblicità se li tiravi in acqua tornavano indietro come boomerang e ti colpivano alle spalle con la precisione di un cecchino, che manda sms solo su prenotazione anticipata di una settimana, è provvisto di un T9 assurdo tanto che sono costretta a utilizzare il Tradizionale e ha una memoria interna delle dimensioni del cervello di un volatile ritardato.
Comunque arrivo in facoltà e occupo il mio posto al primo banco come di abitudine al che un sms dalla mia cara amica P (per una migliore comprensione dei personaggi coinvolti nella vicenda leggere post precedente) che mi informa del deragliamento di un treno nelle vicinanze di Roma, pertanto il suo arrivo slitta dalle 9:00 alle 9:30 circa.
Non parlerò delle lezioni del giorno perché sinceramente non ho capito una parola di ciò che è stato detto. Ho scoperto però di avere dei colleghi deficienti (eufemismo) a sufficienza da inimicarsi il professore a meno di una settimana dall’esame, inoltre, il già citato prof., innervosito dai chiacchiericci durante la lezione, mi ha guardato, in un momento in cui il collega di fianco a me stava conversando con una ragazza dietro, dicendomi (riferendosi a lui): “Mò non l’ammazzo solo pè vedè se ha il coraggio de darmi torto!”
Ho detto tutto.
Reduce di un’ora e mezza di Analisi Matematica seguita da una interminabile lezione di Geometria, incontro P e S fuori dalla facoltà e li accompagno a Termini a prendere i bagagli al deposito. Ora non so se sapete cosa significhi portare 4 valige dalla stazione centrale a Tor de Schiavi…
Diciamo solo che dopo aver pranzato e aver fatto un giro in centro mi riduco a preparare la valigia a mezzanotte guadagnando il meritato riposo solo alle 2:00.
Ah, dimenticavo che anche le cuffie del pc hanno dato il loro ultimo saluto al mondo (tecnologia carogna!).

Giovedì (la tragedia).
Sveglia alle 6:45.
Tolto il fatto che io e P abbiamo riscoperto a nostre spese che S dormirebbe anche durante un bombardamento aereo sopra la propria testa, cosa che mi ha fatto giungere in ritardo in facoltà e che mi ha costretto a seguire tre ore di lezione di aramaico avanzato dalla sesta fila e io sono una talpa, posso solo dire che avrei fatto meglio a restare a casa a dormire.
Dopo la lezione pranziamo con un collega e partiamo alla ricerca di un B&B per i miei amici… a piedi…
Insomma arrivo a casa con le gambe a pezzi, la testa dolorante e le orecchie sanguinanti alle 17:00. Esco di corsa cercando un taxi per arrivare alla stazione Tiburtina per prendere il treno per Fiumicino. Impossibile trovare un taxi. Mezzi pubblici pieni a tappo, valigia pesante un quintale e mezzo, trovo finalmente alle 17:30 un simpatico signore che mi offre un passaggio per la stazione per 15 euro. Troppo disperata per giocare sul prezzo accetto e parto. Traffico sulla Serenissima, traffico sulla Prenestina, Tangenziale bloccata e Tiburtina inaccessibile raggiungo la stazione alle 17:45, prendo il treno al volo alle 17:48, arrivo all’aeroporto alle 18:45… non vi avevo detto che il mio volo era per le 19:30? Bene, ora lo sapete. Raggiungo il Terminal C correndo a perdifiato, arrivata lì scopro che sul mio biglietto c’era un errore e che il mio volo partiva dal Terminal A. Riparto come un pazza per raggiungere il Check in attraversando l’aeroporto come un razzo, trovo il banco, dopo averne girati non so quanti (informazioni sbagliate come al solito), che il Check in aveva appena chiuso.
Ebbene ha riaperto! Ho pure pagato 42 euro di mora sul bagaglio che era in sovrappeso si 6 chili.
Ora dico io, fate i voli low cost e poi mi fate pagare 7 euro a chilo perché avete abbassato il limite da 20 a 15 senza avvisare nessuno! Ma siete proprio bast… dentro e fuori amici miei!
Comunque altro giro altra corsa: l’imbarco. Probabilmente sono passata avanti ad un centinaio di persone o forse più che vedendo la mia faccia al limite tra la confusione e la crisi di nervi mi hanno ceduto il passo senza battere ciglio.
Metal detector, controlli vari, ricerca del Gate…


Il volo parte in ritardo!
Nervi???
Perché mai?
Avevo solo consumato le riserve di ossigeno e di energie nel tentativo di arrivare in tempo per un volo in ritardo. In poche parole se avessi avuto davanti il pilota o chi per lui lo avrei mutilato a morsi, ma ero calma, di quella quiete che precede la tempesta, di quella serenità che pervade un serial killer prima di un omicidio. Ero in pace…
Inutile parlare del ritiro bagagli, non sono mai stata così felice di rivedere Fontanarossa in vita mia… e non prenderò mai più un aereo…
XD
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postato da Darkangelwings alle ore 11:05
lunedì, 01 dicembre 2008

Dura rientrare a casa e temere ancora i propri demoni… non sapevo come poter sfuggire lo sguardo indagatore dei miei fratelli.
Sapevo che sarebbe stato difficile, non potevo sopportare l’idea che uno dei due scorgesse la mia debolezza oltre lo scudo di amianto che avevo erto con cura… l’astinenza è il prezzo da pagare per chi, come noi, aveva rinunciato alla caccia…
Gabriel mi guardava deluso, mai avevo rifiutato un suo pasto con tanta indifferenza, fissava uova e bacon con sguardo ferito e amareggiato, non capiva, non avrebbe potuto capire… il mio fratellone tanto perfetto quanto incompleto… troppo licantropo per comprendere lo strazio che pativa il mio cuore, troppo vicino all’umanità per capire l’esigenza che dominava il mio sangue…
Mi diressi verso la mia camera, lentamente…
Adrian non aveva aperto bocca, sapevo che sapeva, sapevo che sentiva. Lui meglio di tutti poteva capire… troppo vampiro per lasciarsi vincere dal rimorso, ma ancora abbastanza lupo da comprendere la mia sofferenza… se aveva rinunciato alla caccia era solo a causa mia…
Mi cinse la vita con un braccio, freddo più del ghiaccio, gelido come una notte d’inverno artico…
- Non temere!- mi disse in un sussurro –Io sono qui con te!-
Come poteva quella sua dolcezza, quella comprensione nei suoi profondi occhi di predatore farmi sentire al sicuro anche in mezzo alla lotta? Come poteva il suono rassicurante della sua voce irretire i miei sensi in quel modo, ipnotizzandomi, trascinandomi in un tunnel senza uscita…
Mi stringeva forte, sentivo il suo respiro sulle labbra, la sua debole carezza sull’ignobile pelle del mio viso… un angelo nero, dannato per l’eternità a perdere e riconquistare la sua anima in una eterna partita a scacchi contro la sorte… Non volevo la sua compassione eppure la desideravo con tutte le mie forze… avevo bisogno di lui come lui non poteva vivere senza di me… legate, a filo doppio, le nostre vite per troppo tempo erano state divise dal fato… temevo la fragilità delle mie difese in sua presenza… non avrebbe permesso a nessuno di sfiorarmi anche solo con un dito… ma chi mi avrebbe protetta da me stessa?
I miei occhi si riempirono di lacrime e lui mi sfiorò ancora. Il suo tocco mi arse le guance…
- Vai… riposa… stanotte sarai te stessa…-
Non riuscii a ribattere, non volevo dormire… i miei sogni, più veri della realtà, avrebbero tormentato senza sosta il mio spirito dormiente… eppure quegli occhi… neri come la pece… due abissi senza fine… avrei potuto vedere l’effimero bagliore della sua anima se non fosse stata così lontana da essere quasi irragiungibile…
Mi sciolsi controvoglia dal suo abbraccio e mi diressi nella mia stanza…
Non presi sonno, non subito… quella notte… quella notte sarebbe stata diversa, l’unica notte dell’anno in cui il cielo ci concedeva di essere noi stessi… la notte di Halloween… vampiri e mannari restavano rinchiusi nei loro oscuri antri durante quella notte… del resto sarebbe stato come chiedere ad un tacchino di passeggiare fuori dall’aia il Giorno del Ringraziamento… eppure temevo la mia natura più delle creature che le tenebre celano… né umana, né lupo, né non morta… eppure tutte e tre… gli occhi della mia ultima giovane vittima irruppero nuovamente nell’oblio della mia mente annebbiata… e il sonno mi prese tiranno… quella notte… sarebbe stata diversa…

Sognai ancora quell’essere… due croci impresse a fuoco sui palmi delle mani… candide ali nivee spiegate in volo… una luce forte, potente più del sole, più di ogni stella dell’intero Universo… un raggio, una spada… e quei lunghi capelli dorati come un manto sulla schiena pallida e liscia come seta… più bello del giorno quanto Adrian poteva esserlo delle tenebre… ghermiva il mio cuore e abbatteva ogni mia difesa… non avevo armi… il terrore mi afferrò traditore alle spalle… e mi inghiottì l’oblio…

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postato da Darkangelwings alle ore 15:51
domenica, 30 novembre 2008

Giuro sono esterrefatta…

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Prima di tutto mi corre l’obbligo di ringraziare
Ancora un sogno per questo inaspettato omaggio…
Ancora un sogno è un romanzo on-line in fieri, coinvolgente al punto giusto e frutto di un grande impegno… sono felice di aver ricevuto proprio dall’autore di questo blog un riconoscimento del genere…

Naturalmente non posso sottrarmi agli obblighi che la ricezione del premio impone...

1. Indicare da chi si è ricevuto il premio
2. Esplicare il motivo per il quale si è deciso di creare un blog
3. Dire qual è la proprio forma d’arte preferita
4. Onorare altri 13 blog amici

1. Indicare da chi si è ricevuto il premio

Naturalmente l’ho già detto e ringraziato, ma ringrazierò ancora
Ancora un Sogno per questo omaggio, diciamo che è riuscito a rallegrare una giornata un po’ buia e per questo merita tutta la mia gratitudine…

2. Esplicare il motivo per il quale si è deciso di creare un blog

A dire il vero sono stata “costretta” da mio cugino V, che da anni asseriva che una scrittrice, o almeno un’aspirante tale, non poteva non pubblicare su splinder… per una volta gli ho dato ragione ed eccomi qui… questo blog è diventato uno specchio che riflette ciò che la mia fantasia produce e la mia realtà trasforma di conseguenza mi sento in obbligo nei confronti del mio cuginone linguista che merita un ringraziamento speciale…

3. Dire qual è la proprio forma d’arte preferita

Naturalmente la risposta è quasi scontata, la magia delle parole che solcano la mente, confuse, riordinandosi poi senza alcuna causa efficiente a dare una forma a sensazioni, momenti, emozioni… è la forma d’arte che preferisco e che maggiormente sento di comprendere… senza essa la mia vita sarebbe una pagina bianca in eterna attesa di un inchiostra amico da assorbire…

4. Onorare altri 13 blog amici

Ed ecco la parte difficile… 13 blog sono pochi… comunque ecco i primi che penso meritino più di me questo riconoscimento…

Vincedicaro… il mio caro cuginone linguista, che merita, grazie alla splendida cura della sua pagina splinder, un riconoscimento speciale… sul suo blog si possono trovare tante curiosità sulla nostra lingua e sulle altre, sul loro uso, sulle loro trasformazioni a testimonianza del fatto che anche la lingua è un essere vivente, che nasce, cresce e si evolve insieme con l’uomo…

Il Matto… al solito perché è matto e perché meriterà sempre e comunque un riconoscimento per il suo ilare intrattenimento, capace di strappare un sorriso anche a chi è in un mare di lacrime e di commuovere anche chi il cinismo lo mangia a colazione…

Dunwich… altro aspirante scrittore dal grande talento… impossibile non citarlo… il noir è il suo mestiere, l’horror il suo asso nella manica… un grande sotto ogni aspetto…

Crikket… mitica neo-scrittrice alle prime armi, dolce, sensibile e molto simpatica… un vulcano di novità il suo blog…

Harvester of Pain…Perle di triste saggezza in ogni momento… se vuoi vedere la realtà guardala con gli occhi di chi ha pianto…

Franchino… Matto quanto il matto, Franchi è un uragano di simpatia e originalità, guarda al mondo con gli occhi di un bambino, la realtà è un eterno film d’azione o un video gioco divertente… e l’uccelletta rossa sul filo della corrente…

My Dark Rose… Poetessa profonda e sensibile… ogni suo verso strappa il cuore a morsi e trafigge la carne cn lame appuntite… merita è dire poco…

No blur… Cosa dire di una ragazza tanto amante della lettura da aprire un blog perché i suoi amici libri possano trovare una casa? I suoi libri vengono da una biblioteca distrutta e lei non può tenerli tutti… ogni giorno un libro nuovo…

Amortentia… Non si può descrivere… si deve leggere…

Marcia… Altra giovane e meritevole poetessa… i suoi versi hanno la capacità di portarti sulle nuvole per poi richiamarti immediati alla realtà…

PoetesseEteinte… non ho parole…

StregaBugiarda… Quando l’amore fa male…

Riflesso Nero… Il riflesso di Lucrezia è un nero tunnel che inghiotte e non porta a nessuna uscita…
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postato da Darkangelwings alle ore 01:03
martedì, 11 novembre 2008

Era una tranquilla domenica di novembre. C'era il sole, faceva freddo... I residui di un incubo mi fluttuavano ancora nella mente...
Mi alzai dal letto, a cosa sarebbe servito restare a dormire? Scendendo le scale sentivo il silenzio... solo il rumore dei miei passi sul marmo bianco dei gradini... aprii la porta del soggiorno e trovai mia sorella piangere... lei piange sempre anche se muore un cane per strada... un rapido scambio di battute... "Sele cos'hai?" "é morto Ignazio" "Quale Ignazio?" "Tuo cugino Ignazio, quanti Ignazio conosci?"
... l'oblio...
Inutile negare, inutile fingere che non fosse successo niente... sempre la domenica mattina, sempre quel maledetto sabato sera... eri con i tuoi amici, la festa di compleanno, tu non avevi bevuto dovevi guidare, nessuno di voi aveva bevuto, eravate tranquilli, giocavate ai sorpassi... non si gioca ai sorpassi su quella strada! Non si gioca con le auto su una strada come quella! Non era una pista da rally era semplicemente una strada!!!
Come può una station wagon ridursi alle dimensioni di una smart? Perchè quella pietra, quell'unica pietra in ettari di campagna?
è stata solo una svista... la macchina ha perso aderenza, ha fatto carambola contro il guard rail e poi è ribaltata all'esterno... una... due... tre capriole... ad arrestare quel volteggiare senza sosta un solo masso...
Avevi la patente da nemmeno due settimane, diciott'anni da poco più di un mese... hai portato con te un tuo amico... Emanuele... diciassette anni... non volevi andar via da solo... i due dietro sono salvi per miracolo e tu e lui siete andati via! Un colpo alla testa, uno solo... gli airbag si sono aperti per poi chiudersi... un minuto e mezzo di coma e poi più niente...
Ti conoscevo da una vita, andavamo a scuola insieme... come si può dimenticare, come si può superare? Non ci vedevamo spesso, avevamo preso altre strade... io ho continuato per la mia e tu hai smesso di studiare... dovevi aiutare tuo padre con il lavoro... tua madre non è mai stata veramente bene e i tuoi fratelli avevano bisogno di te... Giacomo lo ha capito, lo sai... nonostante il suo handicap ha visto oltre, ha visto che suo fratello non era a casa, ha visto la pezza nera sul portone, ha sentito le urla disperate di tua madre... e io che non riuscivo nemmeno a piangere... dormivi... bello come sempre, con i tuoi capelli biondi e il tuo viso chiaro e quegli occhi verdi sigillati per sempre... non mi hai detto: "Ciao, cuscì, cumu è? Cchi mmi cunti???"... non lo hai detto, ma io l'ho sentito... perchè lo dicevi sempre ridendo di gioia quando ci vedevi... e io lo so dove sei adesso... sei venuto da me qualche mese dopo, mi hai detto che non capivi, che non sapevi cosa fosse successo... perchè tutti piangevano e non ti guardavano... perchè non vedevano il tuo sorriso vivace accecati dal velo di lacrime?... Non lo sapevi, non eri pronto... non eravate pronti... in bilico tra due mondi... lontani da entrambi... e io ho pianto...
Dicono che il tempo guarisce tutte le ferite e io non posso essere adesso davanti a quella lastra di marmo con inciso il tuo nome... ho detto a mia sorella di donarti un fiore per me... posso darti solo questo... posso solo dirti che mi manchi e che mi mancherai... posso solo dirti per la prima volta un sincero Ti voglio bene per poi tornare alla mia vita di ogni giorno sperando vanamente che quel giorno non sia mai esistito...

Adesso è cambiato tutto... è passato un anno... eppure io rivedo ancora nei miei sogni quella maledetta macchina che sbanda e te che corri verso l'infinito...
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postato da Darkangelwings alle ore 19:34
lunedì, 10 novembre 2008

Quando una storia arriva al capolinea, lascia sempre un pò di amaro in bocca... Tre anni di sogni, di dolori e sofferenze, di bei momenti passati assieme, di serate mano nella mano, stretti uno tra le braccia dell'altra a promettere che tutto sarebbe finito presto, che è solo un'altra crisi, che avremmo superato anche questa... ma questa non la posso superare.
Mi dispiace, mi dispiace che tu stia male, mi dispiace arrecarti dolore, mi dispiace doverti lasciare così, ma io non posso, non voglio, non sono capace di perdonarti... avevi giurato che non lo avresti fatto mai più... avevi giurato che mi avresti dato fiducia, che saresti cambiato eppure in un momento di crisi, in un momento di "disperazione", hai gettato al vento tre anni di promesse, mi hai pugnalato alle spalle, hai giocato ancora una volta con la mia sensibilità, con i miei sentimenti, mi hai fatto sentire in trappola, in una cella dalle sbarre strette ad arrancare per poter respirare un alito d'aria pulita e non inquinata dalla tua fame e sete di controllo... avrei tanto voluto che non dovesse finire così, avevo sperato che se mai ci fosse stata una rottura almeno uno dei due sarebbe stato felice di liberarsi dell'altro... io ora respiro l'aria pulita che volevo e non posso più tornare indietro... le mie spalle bruciano ancora a causa della tua ferita e non voglio più guardarle... ti ho amato tanto e tu lo sai, quello che ho fatto in questi tre anni l'ho fatto per te, mi fa male perderti ma non posso più subire le tue gelosie infondate, i tuoi assurdi compromessi che urlano al mondo la mia sconfitta, non posso più far finta di non vedere... ho bisogno di avere tempo per me stessa... ho bisogno di non versare più lacrime inutili a causa tua... Mi dispiace...

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postato da Darkangelwings alle ore 14:09
domenica, 09 novembre 2008

Posso risolvere i problemi di qualcun altro per favore? I miei pesano troppo...
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postato da Darkangelwings alle ore 12:00
giovedì, 06 novembre 2008

Ultimamente mi sono ritrovata a dover tener fede ad una promessa fatta da tempo, ma per la quale non mi sentivo all'altezza. Due mesi fa promisi a Matteo Grimaldi (www.lastanzadelmatto.splinder.com) di recensire il suo libro. Ero emozionatissima all'idea, ma nel momento in cui "Non farmi male" è piombato tra le mie mani e mi ha travolto con il suo turbine di sensazioni ed emozioni prettamente umane, mi sono lasciata prendere dallo sconforto. Alla fine, comunque, decisi di provare. Non ho mai veramente recensito qualcosa di questa entità, poichè la forza emotiva di questa raccolta annienterebbe l'autostima di chiunque si apprestasse ad eguagliare un tale lavoro. Io mi sono semplicemente limitata ad esprimere ciò che sentivo in quei momenti, quando la mia mente vagava ubriaca di emozioni al fianco dei vari personaggi, e questo è ciò ke ne è venuto fuori:

La più limpida espressione dell'intensità di un sentimento quale il dolore, sintetizzata abilmente nelle poche pagine di un breve e coinvolgente racconto.
"Non farmi male", raccolta di sette novelle, partorita dalla mente e dalla penna del neoemergente scrittore Matteo Grimaldi, ha la capacità di penetrare nel profondo della mente e nell'anima, gradatamente eppure con forza e vigore. La semplicità e familiarità degli sfondi che fanno da cornice a una storia che, forse, nel corso della vita, in troppi hanno saggiato con mano, coinvolge il lettore in prima persona, rendendolo totalmente e completamente partecipe dei fatti narrati, dei giochi, delle complicità, dei sentimenti dei personaggi divenuti reali e tangibili a occhi che leggono e mani che toccano.
Il lettore non è più, quindi, solo spettatore, ma quasi un protagonista, insieme a Daniele e Stefano, a Vi ed Eli, a Diana e a tutti gli altri nomi e voci spezzate.
"Non farmi male" parla di vite, di esistenze portate allo sfinimento da un fato crudele, dall'irrazionalità della mente umana, dall'ineluttabilità della fine.
La difficoltà immane di fronte a un dolore pressante, struggente, quasi omicida; la forza di un sentimento vincolante come l'amicizia che spinge fin oltre il limite massimo della fiducia e della sofferenza; la vergogna, l'odio nei confronti del proprio essere, del proprio corpo, in seguito ad una violenza; l'infinito rancore di un figlio verso un amore incondizionato e quasi infantile che ha brutalmente annientato anche l'ultimo barlume di felicità all'orizzonte; la cecità nello sguardo di chi non vuol vedere o di chi, privato della luce degli occhi, è costretto nell'ombra a conoscere molto più di ciò che colpisce la vista; il terribile scempio di un corpo innocente per mano della viltà umana narrato dagli occhi limpidi e ingenui di un bambino di otto anni; l'intramontabile saggezza di un tenero animale che guida il suo padrone a una rinnovata consapevolezza; il disperato coraggio di un essere umano faccia a faccia con la vera natura del male.
Questo e molto altro ancora è "Non farmi male" di Matteo Grimaldi.
Attraverso l'abile utilizzo della parola, la spiccata capacità descrittiva e la notevole attitudine creativa mista a un pizzico di empatia, questo giovane autore ha saputo mutare in concreto ciò che è nato astratto.
"Non farmi male" è il grido di dolore di una innocenza agonizzante, è la voce di coloro che non possono più urlare, è una richiesta di aiuto, è la lama affilata nel costato che sanguina, è la realtà vista dagli occhi di chi la realtà non vuole più vederla, è pena, è sofferenza, è spasimo, è il canto del cigno di anime che pur non avendo più nulla per cui vivere non si rassegnano a cedere.
"Non farmi male" è coraggio, "Non farmi male" è consapevolezza, "Non farmi male" è il doloroso "non sapere", è vendetta, è "il nero che si fa grigio", è "amore che fa piangere"... perchè più forte della paura della morte è solo il terrore di perdere gli affetti che ci danno il coraggio di vivere.

"Ci voleva davvero poco per trovare il mondo non proprio nero, ma almeno grigioscuro. procedere artificiale, costante, far finta di non vedere e nascondersi.
Gli occhi di fabio lo sanno, e scelgono di subire."

Gea Gulizia

P.S. Grazie a Matteo a nome di tutte le voci spezzate che tramite lui hanno ritrovato la forza di urlare, e grazie a nome di chi, come me, ha visto con i suoi occhi uno stralcio di realtà che la maggior parte della gente finge di non vedere...

P.P.S. per chiunque volesse vedere in volto questo giovane autore, linko la presentazione del libro svoltasi a Roma qualche tempo fa...

http://it.youtube.com/watch?v=xrB_6QNo8gk

P.P.P.S. La mia recensione è stata (grazie a Matteo) pubblicata dalla redazione di Sololibri a questo indirizzo...

http://www.sololibri.net/public/spip.php?article395

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postato da Darkangelwings alle ore 12:08
mercoledì, 05 novembre 2008

Vivere è una fregatura. Poi muori... Avercela, questa fortuna!

(Stephenie Meyer)

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